La nostra storia

La padella & la brace…

Comunità Terapeutica “Lucignolo & Co.”

… prima… luglio millenovecentoottantadue – settembre duemilaesei

 

Nel luglio del 1982, piena preistoria dei Servizi per le tossicodipendenze nella cintura di Torino, il “Centro” di Rivoli invia in Regione un progetto per una “Struttura parallela” che affianchi, con attività semiresidenziali di laboratorio e di cooperazione sociale, i neonati interventi ambulatoriali: a due riprese, nell’autunno 82 e nell’83, la Regione finanzia il progetto con complessivi 200 milioni di lire.

La prima sede individuata è la casa del custode della settecentesca villa Melano, ai piedi del Castello di Rivoli allora ancora in via di ristrutturazione quale Museo d’arte moderna.

Si apre in Rivoli una stagione di conflittualità politico-sociale sull’argomento; il Comune di Rivoli, messo alle strette da un’importante mobilitazione di un consistente numero di cittadini sensibili al tema, nel marzo 1986, acquista una casa nel centro storico di Rivoli (la “casa dell’ENEL”) e la cede nel novembre successivo all’USSL 25 di Rivoli, Rosta e Villarbasse, con vincolo di destinazione al recupero dei tossicodipendenti.

Negli ultimi anni ’80 le difficoltà per incamminare la ristrutturazione sembrano insormontabili; nuove lotte di molte persone riunite attorno all’Associazione “Daniele Leandri” – manifestazioni di piazza, occupazione della struttura, digiuni collettivi – stringono d’assedio l’amministrazione della sanità rivolese e determinano l’avvio dei lavori nel 1990.

Dalla Regione Piemonte, dallo stesso Comune di Rivoli e dal neonato Fondo Nazionale per la Lotta alla Droga ex TU 309.90 arrivano i finanziamenti per la ristrutturazione; la struttura viene consegnata nell’inverno 1992-1993.

Viene scelto il nome: “Lucignolo & Co.” (…i pinocchi della terra hanno le loro buone fatine e i loro grilli parlanti, i Lucignoli no, vanno alle miniere di sale e spesso ci muoiono…) prevale di misura su “Isole nella corrente”, dal titolo dell’ultimo raccolta di racconti di Hemingway.

Al progetto di Comunità Terapeutica residenziale ci si avvicina gradualmente, passando dapprima attraverso l’idea di un luogo di abitazione temporanea e di pronta accoglienza.

Nel marzo 1993 la sede è pronta ed arredata ed inizia l’attività di Centro Diurno, che si caratterizza come offerta di osservazione e orientamento e pre-Comunità.

Nell’ottobre 1994, in seguito ad una travagliata scelta della maggioranza degli operatori, la Comunità diventa residenziale; il modello terapeutico di riferimento assume in se valenza psicoterapeutica e pedagogica.

“Lucignolo & Co.”  è una delle poche comunità pubbliche operative in Italia (resterà l’unica in Piemonte sino a pochi anni fa); presto si rende evidente la necessità di “specializzarla”, anche in considerazione del suo alto costo di gestione, per rendere l’offerta terapeutica più rispondente ai bisogni del territorio e dei servizi.

             Nel 1998 sono individuati come target specifico tre tipologie di ospiti: persone con misure penali alternative alla pena detentiva, persone che abbiano già avuto esperienze di percorsi comunitari, conclusi o interrotti, soggetti giovani che abbiano come principale sostanza d’abuso l’alcool.

Il 2002 porta una nuova sfida: integrare sul piano trattamentale gli interventi farmacologici in regime di mantenimento a lungo termine con l’intervento comunitario, coniugando quindi le due strategie di cura considerate dall’immaginario collettivo ed anche nell’ambito dello stesso settore operativo più antitetiche; viene quindi definito un nuovo target, costituito da coloro per cui il compenso indotto da una cura farmacologica sostitutiva rappresenta la premessa per un lavoro su di se. Il nuovo programma - “Il diavolo & l’acquasanta” è presentato in occasione di un Convegno internazionale nel Castello di Rivoli il 15 giugno del 2002.

In questi ultimi quattro anni abbiamo lavorato soprattutto con ospiti che provenivano dal carcere nel modulo “ Due piccioni con una fava”, persone segnate da una cultura e da comportamenti fortemente contaminati dalla vita in galera, da motivazioni al trattamento inquinate dalle contingenze dei percorsi giudiziari, spesso con vincoli operativi dai quali non è sempre stato facile trovare una giusta distanza.

Abbiamo sperimentato con il modulo “Il diavolo & l’acquasanta” la difficoltà a superare la percezione - in primis degli stessi pazienti - di essere “costretti” a perseguire interventi orientati in direzioni antitetiche, cercando di sostituire alla logica delle antinomie - dipendenza/ indipendenza, malattia/ guarigione, colpa/ redenzione - una prospettiva di reale integrazione. Ciò cercando di creare i presupposti per possibilità di vita che si fondino su principi di realtà condivisi e perseguibili concretamente, al di là di ideali fondati sulla messa in ombra dei propri limiti.

Abbiamo lavorato ancora, nel modulo “Repetita iuvant”, con persone che avevano già intrapreso, spesso infruttuosamente più volte, percorsi riabilitativi, cercando, nel ripetere, non la banalizzazione dell’esperienza ma la ricucitura in un’unica trama di singole “parti di soluzione”..

Questi passaggi si sono resi necessari sia perché le persone che si rivolgono a noi hanno via via portato bisogni differenti, sia perché sono mutati i modelli culturali e i piani di intervento dei gruppi di lavoro; sentiamo molto attuale la definizione data da Hinshelwood (12)  della Comunità più come processo che come oggetto: “La Comunità è un’organizzazione che si reinventa continuamente ogni giorno”.